Fa caldo

Quando è caldo si perde un poco un compiuter per non dire che lo si lascia e così si può pensare è meglio palare e carnalmente sentirsi. Ecco invece pensare al significato di una funzione è come peggiorare la condizione di un freddo. E’ palese e manifesta l’immaterialità della funzione perche è soggetta al funzionario o la sua derivazione concettuale o politica – e non dovrebbe ma non è perche la funzione come il funzionario è l’evidente elaborazione della realtà pratica no del funzionario ma di chi la pratica. Il soggetto corrispondete che fa della pratica burocratica il suo derivato concettuale è soggetto a una forma che non può discostarsi dalla realtà e dal contenuto, in definitiva se esiste un abuso di ufficio per competenza interna l’ufficio, il relativo in competenza interna determina se inficia con un effetto deleterio sulla pratica reale dell’individuo, un abuso di stato per funzione e interpretazione del funzionari. L’abuso di stato è sempre un abuso del costrutto burocratico sulla persona e non viceversa. L’evidente conclamata sulla possibilità e la restituzione non può stare dove viceversa si applica la teoria ma sempre dove si evidenzia il principio della persona e non della burocrazia. Se lo storno porta al ritorno della funziona da parte dell’avente uso il suo effetto nella possibilità. L’interpretazione giuridica della costituzione per competenza interna un ufficio, non può ledere i significati procedurali conclamati e resi in pratica sia per proprietà che contenuto di verifica della prassi evidente dell’ufficio al pubblico. Come l’ostilità personale non può manifestarsi per mezzo giuridico non espresso non espresso nel contenuto che stabilisce il diritto. Ciò evidenzia la mancanza del funzionario nell’identificate ciò ch’è della persona e della sua relazione esistente, da ciò ch’è funziona burocratica. Come del mancato uso del proprio sostentamento e della realtà economica quell’individuo ch’è sottoposto per costrutto all’ostilità stessa della procedura e funzione.

il riduzionismo

Scrivere in questo termine non a molto senso per il semplice contenuto che ognuno adatta il suo conoscere al suo un poco volere e un praticare. Come evoluzione o spirito lo stesso animale vive in modo naturale in tutta la sua praticità d’innata conoscenza. Così le cose che si vuole per umanità, sovente anno un contenuto nell’umanità, allora con la parola riduzionismo per ipotesi di conoscere più che quel ch’è in effetti come vita delle persone e personale, si può ipotizzare che usando o volendo qualcosa, la qual cosa sia pratica e praticabile e ampliabile per gusto o genere. Quindi in sostanza del termine tutto ciò che tende ad uniformare in certo modo il naturale più che altro facendo in modo che più persone come del possibile debbano stare in una quantità per dire quale e come, comporta un riduzionismo. Ora immaginando un riduzionismo del tipo economico, in tal modo si evidenzia che non si diversifica come atto o come contenuto. Prendo per esempio il cd rom o il dvd rom. Che in relazione del loro contenuto tecnologico si sono estinti perche costruiti in modo tale che non potessero funzionare con il cambiare della tecnologia e ciò a evidenziato che il tutto invece di espandersi si è completamente ridotto, proprio perche si è realizzato un controllo sull’uso e la durata non in quanto sublimazione del programma ma proprio per inibizione di lettura del contenuto. Ciò implica che il contenuto pur restando utile non possa essere usufruibile. Quindi la masterizzazione sul supporto del compact disc non è stata funzionale al contenuto e utile a chi lo a usato. Diciamo che se nella possibilità, di come io feci per esempio, poggiando il contenuto in un formato più consono all’utilizzo, e dando modo al cd di essere usato indipendente nel contenuto dal compiuter pur avendolo formattato come riproducibile, è ancora usabile. Ciò fu proposto ad un Editore italiano in tempo anti lettera precedendo di molto la possibilità, in divenire tra il compiuter e la lettura del testo. Quindi diciamo che in possibilità teoretica in tal modo è ancora in essere la possibilità di pubblicazione di una costruzione separata in un cd e contenga la possibilità di utilizzo e la diversificazione dell’apparato realizzato. Ora in ragione delle possibilità e della possibilità, tale evento che si formò con la tecnologia del cd masterizzato, comporta anche una indipendenza del realizzatore e del modo con cui si vuole si diffonda – come oggetto singolo e separato nella sua forma e natura. Il compendio tra l’uso, la creazione e la diffusione sono percepibili da chi lo usa. Ciò non cambia il possibile dalla differenziazione della forma d’uso del contenuto tra un oggetto elettrificabile e uno che non lo è qualora fossero uguali e trasmettibili.

è tornata

a tempo di danza

A tempo di danza il tempo si sottrae e tanto è il movimento che ci si può lasciare andare e cadere eppure sembra che c’è una musica che si ascolta. Una musica un poco strana di parole conosciute ma forse un poco obbligate, così ballando forse si può pensare altro. Altro ch’è se stessi e non certo il clamore lontano ma il significato vicino, un significato tanto più vicino e personale tanto che non c’è bisogno di urlare ma di suono e quasi si potesse ascoltare anche un poco Dio che guarda e parla. E così le cose accadono i momento si susseguano e forse le persone ànno la capacità di conoscersi. Così tutto il tempo che si fa è presente, forse il prossimo si vorrebbe fosse Dio, che non à paura e può risolvere ogni cosa e certo forse in ogni modo o nel modo di una persona e un pensiero umano, che forse lo cerca e ama, che perde i connotati per acquisire un poco di verità e trasformarla in bontà. E tutto sembra esservi per sempre e senza la nomenclatura o l’etichetta. E così si cammina e cammina si cerca di capire che succede, e si fa anche coccodè e chicchirichì. E un bel giorno come lo avevi sperato, un poco disperato torna anche il sorriso, chiaro limpido e spontaneo, ci sono sempre stata ò ascoltato e parlato, eppure dove capita che si ricorda c’è qualcosa in più e di diverso, ciò lo sappiamo nell’intimità del proprio vivere, come ci troviamo e quando. E così come si pensava con i propri passi un poco lontani e vicini, le persone che parlano con chi gli è vicino tornano anche a parlare con altri che gli sono vicini o prossimi. Un sorriso in fondo è un saluto in una fotografia e perche non, anche, una gran bel po’ di felicità gioia e serenità. E così è tornata la donna Silvia Romano dalla prigionia o diversità di vita e comunque esperienza nella vita tra la libertà e la possibilità e il non poter tutto in ragione di altri per forza fisica o perche non anche per mondo possibile. è auspicabile che chi è in un contesto consimile ritrovi le proprie possibili vicinanze e possibilità di raccontarvisi anche con i mezzi possibili, purche si possa comunicare in modo più semplice, libero – ciò che si dice e che si pensa e che si sa – ci sono conflitti e conflitti ma ci sono pur sempre verità e possibilità, con l’anima e con i pensieri.

rimproveri?

Certo s’immagina e si crede che essi appartengano per eccesso o per difetto ad una forma di giudizio retroattivo e che comporta poi per ciò – una forma di consapevolezza in chi forse li riceve e chi crede soltanto di costatarli. Spesso le cose che si rimproverano sono evidenti perche sono pratici e lo sono perche c’è un momento in cui avvengono e interloquiscono con ciò che avviene appunto e il vivere come vissuto. Spesso i rimproveri non sono inerenti perche non convengono nella loro pratica ma sono detti o vissuti esternamente e spesso come ci fosse qualcosa da dire, più, che capire. Allora qui vale la pena di prendere alcuni esempi di ciò che può dirli come inerenti al rimprovero o una costatazione in avvenuto.

Ricordo che negli anni in cui accade; che esplose quella centrale nucleare in Russia, credo dopo qui film sulla sindrome cinese – che spiegava che se un nocciolo di un reattore si scalda rischia di non spegnersi più e potrebbe perforare la terra e uscire bucandola dal lato opposto a quello d’entrata. Così in quella epoca per incontrare una donna che amassi, facevo viaggi in treno anche di otto ore e trenta minuti, sperando anche di non giungere in ritardo. Ora per entrare in argomento salto il riferimento dei luoghi e delle circostanze o di noi persone. E cioè narro il fatto e il rimprovero. Così facemmo all’amore e con già dico il bello che c’è stato continuo ancora a fare all’amore, ma appunto sarà stato il lungo viaggio ad un certo punto le dissi che mi ero stancato con tutto quel movimento e che non riuscivo di “venire, pur evidente desiderandolo e desiderandola, appunto perche il nostro lui rimaneva eccitato. E lei mi disse, perche fai di aspettarmi e poi non ce la fa a venire. Ricordo che quella fu l’unica volta che accadde, come se per me fosse piacevole soltanto ciò. E per la cronaca giornalistica del fatto non ricordo se fossimo di già nella seconda volta. E, evidente il rimprovero con una formula di constatazione?

Così aggiungo un altro momento di un altra storia. Ricordo per non so quale motivo, richiesto, mi chiusi in bagno, cosa che può apparire anche ovvia per fare certe cose. E così quando lei bussò, trovò la porta chiusa. Disse che fai? Risposi, tra un po’ ò fatto! E quando andammo a letto per la notte, lei con mia sorpresa non sapendo se rimproverami o chiedermi, disse: Ti stavi masturbando. Certo che no, risposi. Ora è bene dire per capire un poco soltanto la situazione, che nulla impediva che facessimo all’amore che era pressappoco, ma meglio meraviglioso che si giungeva su ogni treno perfettamente in orario. E allora perche cercare un pensiero di rimprovero. Non ero geloso! è vero. E lei aveva così voglia che alcune volte per farmi ingelosire cercava di non avere desiderio in quel modo, perche mi ingelosissi? è evidente che così il rimprovero per la costatazione, fo! troppo ipotetico e come accadeva sempre per quel periodo ci tenemmo la mano finché non si addormentò.

Un saluto ad ogni essere e ogni pensiero.

piccola fenomenologia

voce di popolo, un anno fa diceva che non ci sarebbe stato più il cambio dell’orario. Ora che l’orario è cambiato da alcuni giorni – io – continuo ad usare per i miei orari di giornata l’ora solare. Per coloro che leggono di codesto fenomeno e non conoscono esattamente ciò, dico che gli orari cambiano in ragione dell’esposizione solare tra il periodo primaverile, estivo e quello dell’autunno inverno approssimato all’orario usato sulla terra dalle persone. Così e da alcuni giorni nell’ultima domenica del mese di Marzo, si è così passati nuovamente da un’orario all’altro. Per intendere meglio dall’ora solare a quella legale. Quindi, disponendo ognuno del proprio orologio diciamo ci si può rendere conto di cosa avviene nella giornata tra quell’ora e l’altra. Ora nella giornata vi sono la veglia e il sonno e tutte le necessità fisiologiche e in tal modo capita che le si svolgano nell’orario che appare più consono allo svolgimento del giorno. Così io rimanendo con lo svolgimento dell’ora solare, noto che ò alcune differenze tra l’inizio e la fine delle cose che si formano nella giornata e che appartengono a me anche nell’orario diverso dell’ora legale. Un piccolo paradosso che mi capita è di alzarmi prima dell’ora legale che posticipa quella solare di un’ora e di andare a dormire un ora più tardi di quando tutti erano coordinati con soltanto l’ora solare. Cosicché se anche le mie funzioni naturali rimangono inalterate del tipo del pranzo e la cena o la veglia e il sonno, molte delle altre cose che svolgono un orario diverso dal mio mi possono apparire come aumentate. Per esempio nel palinsesto di una programmazione televisiva, ci sono cose che prima vedevo e non coincidevano con quelle che ora ci coincidono per esempio mentre sono a pranzo. Ma se guardo i programmi che vedevo prima del cambio dell’orario che ora iniziano nell’ora legale, vedendoli io nell’ora solare, finita la loro visione io ò più tempo per guardare quelli che seguono, per esempio prima della mia ora solare di cena, rispetto al tempo che avevo prima quando anch’essi erano coordinati con l’ora solare. Ugualmente quelli dopo cena, se prima andavo a dormire per dire dopo un dato programma, adesso finita la visone dello stesso programma dato con l’ora generale coordinata ò il tempo di vedere quello seguente andando a dormire alla mia solita ora dell’ora solare. E mentre il programma che segue è in un altro orario. Ora per paradosso di pensiero possiamo dire che se due persone si incontrano nello stesso posto con un orario diverso non si vedono, o non si aspettano o non si riconoscono. Ma sovente avviene il contrario e proprio per le stesse ragioni del principio teorico che non si dovrebbero vedere, si vedono e si incontrano anche se sono in un orario diverso, proprio perche la gravità è relativa e al contempo libera dentro la relatività della velocità della luce e ciò implica un movimento cosciente della coscienza e della sua conoscenza. Credo forse di là dell’attributo e della sua identificazione ch’è partecipativa dell’essere. Così di là dei momenti e della possibilità della comunicazione nei mezzi della gravità di peso ed energia la coscienza e in essere la conoscenza sembrano o sono, attraverso la stessa comunicazione possibile e impossibile sempre presenti seppur differenziati nell’interpretazione stratificata della realtà dei sensi percepiti, ma appare possibile ogni ulteriore esistenza d’essa come presente ma differente dagli stessi fenomeni legati alla gravità biologica del corpo.

è un fatto come un altro

come appare o come si trova, è un punto di vista? e allora ti manda fuori di testa. ma come fai a non vedere, non vedi ch’è come si sente. Vincent e Paul a questo punto tacciono. Vincent in preda a questo fatto incompiuto, la visione di quel che sente com’è, vede nell’amico Paul un cieco e un sordo che gli parla di ciò che fa senza vedere quello che fa. Pensa Vincent. Che si sente sopraffatto da ciò che vede, quasi fosse un’immensa possibilità dell’universo e che lui sente come tira giù il pennello sulla tela, come avere dinanzi la realtà del suo sguardo nella luce stessa che si frappone tra uno spazio e l’altro delle forme e dei luoghi, non vede più un concetto ma la stessa forma che si appropria del tempo, dipinge il colore dove la forma appare alla sua vista ma sente che quello stato si ripercuote e forma ovunque nell’universo. Sopraffatto da ciò, spaventa Paul tagliandosi un orecchio, come potesse trasmettere il possibile di ciò che sente in una rappresentazione e visione dello sguardo. I quadri di Vincent ci mostrano e ci parlano di questo, non di una possibilità della tecnica pittorica ma della visione e della invisibilità della visione. Forse come il pastore che fu e immaginò di essere e come presenza stessa di quel che esiste. E che sia universale o luogo sfugge forse al tempo. La sua condizione di sguardo e la sua condizione di artista il tempo stesso del colore quasi senza terra come forma che esce dallo spazio astratto in materiale per dipingere. Vincent consapevole, Vincent affaticato come se la sua corteggia celebrale cercasse un vero responsabile che lo ascolti. Forse non si parla più del semplice concetto o della forma ch’è forse sufficiente e bastevole. del tempo e del luogo – non più stratagemmi o vendite rendiconto o mercato.

Questa verosimiglianza storica della narrante vita di Vincent Van Gogh – ci fa un poco riflettere su cosa sia un punto dello sguardo e anche come ci si immagini quando si immagina. E tutto ciò che si sente o ci si sente? E così è come se potessimo vedere attraverso un quadro ciò che pensa una persona. Un po’ di anni orsono dissi o scrissi, che guardare notte stellata con un televisore che avesse la predisposizione all’immagine tre D – è un poco come immaginare lo sguardo che Van Gogh pensava. O ancora più apparente è la possibilità per esempio nel quadro la stanza di Vincent. L’immagine del quadro è un due dimensione ma i colori vengono fuori come fossero visibili e apposti nello spazio. L’immagine appare olografica con il quadro che diviene come una scatola che si apre all’interno del televisore. Ciò cambia due effetti della luce quella percepita dallo sguardo e quella frammista tra l’occhio e il cervello. Forse in questo televisore si evidenzia meno il processo universale che può esservi nello schermo di un televisore a tubo catodico, ma il principio dell’elettricità universale che si stabilizza per riprodurre una situazione fenomenologica, si può dire come per un copia e incolla, teletrasmesso, rende il processo del quadro come della televisione verosimigliante la riproduzione che appare nel televisore. Rendere questa condizione maggiormente plausibile fuori dal quadro è una opportunità per riflettere sullo sguardo o punto do osservazione percepito da Van Gogh.

alcuni termini

Trasparenza e indipendenza. Solidarietà e libertà. E certo che certe forme sillabiche storicamente si portano vicini. E allora nella quiescenza della loro possibilità, basta pensare alla parola amore per coniugarne in pieno il significato. Ma la parola amore è un’esperienza personale che ci fa sentire in un modo o nell’altro qualcosa nel tempo della verità. Quella possibile, quella percepita, quella udibile. Quella vera. Ora in questa eloquenza di questi termini, ci sono anche i sensi e i rapporti e con essi le specifiche che si differenziano proprio per dipendenza. Esse spesso si fanno burocrazia o controllo, o strumentalizzazione. E come la forma e il contenuto con cui si vuol manipolare questi termini, anche come posizione, prepotenza o decadenza. Ciò sovente sovverte anche la loro autenticità nella persona che si adegua in dipendenza anche per la sopravvivenza. E in effetti come non enucleare una dimensione costantemente vera, anche qualora si tenda controllare e anche calunniare la posizione nei termini della persona, in trasparenza e indipendenza come in solidarietà e libertà. Ma ora qui non entro nella specifica delle possibili funzioni che determinano l’interpretazione di salvaguardia o decadenza, del significante più che il possibile o la realtà piena del significato dei termini. E allora sovente o storicamente tra l’individuo e la sua comunicazione si avverte una sostanza che appare speculare anche come spazio controllato e che spesso decade nel consociativismo di possibilità come politica, o comunità come intendi e possibilità. E, ovvio che appaiono derivazione queste se non anche spostamenti perche appunto sono termini che si specificano o si formano prima in astratto, formando anche spessore o quantità come percezione possibile e pertanto anche su di questo o ciò anche regola o fondamento. Forse questa è la posizione che si trovò dinanzi Francesco di Assisi, tra l’indipendenza verso Dio e il suo amore; come di Francesco e l’accettazione della dimensione astratta, come regola o significante. Forse ciò può apparire un dilemma, ma la semplicità dei termini, credo, evidenzino anche un modo chiaro per essere veduti in sé come persona e come pratica eloquente del significato. Certo il rapporto è possibile ma non sempre la storia vi si coniuga anche se resta apparente.

In legato

Credo che la cosa nacque perche la maestra che veniva a scuola con la parrucca per la sinusite e che faceva usare il quadernone. Un giorno venne a scuola senza vere fatto la colazione. Chiese così alla bidella se per favore poteva andare al bar e portargli un cappuccino. Tanto fu e tanto rimase questo rapporto che altre volte accadde ciò. Tanto che un bel giorno in quel tempo in cui ebbi nove anni, accadde che si chiese anche agli alunni se volevano farsi portare la colazione di metà mattina presa dalla pizzeria sotto la scuola. In tale modo la pizza era più calda e non dovevano fermarsi all’andata a scuola a comprarla. E così un bel giorno io ebbi insieme alla pizza anche un panino, si poteva scegliere e io li scelsi entrambi. E così all’ora della colazione, mi mangiai la pizza e quando andai a prendere il panino, non vi era più. Lo si posava sotto il banco, e che così scoprii accessibile anche dinnanzi di dove ero seduto. E così qualcuno nella bizzarra confusione allungò la mano e si prese il panino. Subito dissi mi anno rubato il panino, chi è stato. Così apparve subito il relativo concetto, mi dissero che non lo avevo perche avevo mangiato la pizza. E no dissi allo stato partecipe lo avevo e avevo anche i soldi per comprarlo perche ieri non avevo preso la colazione. E così si evidenziò la partecipazione tra il ladro e la struttura entrambi rubavano la colazione, dicendo che non era vero e che non era mai esistita. E certo ora che qualcuno se l’è mangiata. Allora mi dissero che non dovevo lasciarla sotto il banco. Poi scoprii chi fu e si confessò e anche se mi disse che me la voleva restituire, per il fatto che ormai l’avesse mangiata non mi serviva più. Sta il fatto che avrebbe potuto chiedermela, perche come disse aveva dimenticato di farsela comprare dalla bidella. Adducendo le solite cazzate che io mi ero fatto comprare due cose. In realtà il vizio pro forma è il dispetto che nasconde l’invidia ed è questo l’unico bisogno dei rompicoglioni, non il panino che dicono sempre che non gli serve.

In seguitò a ciò o forse perche si stanco la bidella, decisero di tornare, alla forma pregressa soltanto le maestre potevano comprarsi la colazione, dissero perche erano i maestri. La risposta fu rapida e immediata – allora noi siamo gli alunni. E così la quarta e la quinta elementare all’ultimo piano della scuola iniziò uno sciopero che si può definire bianco. Qualsiasi cosa volessero o chiedessero i maestri noi restavamo seduti al banco senza fare nulla, per tutto il giorno sino al suono della campanella che dava l’uscita dalla scuola e che si ascoltava all’entrata. Nel giorno di quella mattinata ci fu una confabulazione tra le maestre con le classi in sciopero. Poi fu che forse ci si annoiava nello stare lì al quel modo che si iniziò a battere con le mani sopra i banchi. Fu a questo punto che l’amico stronzo bambino che mi aveva fregato il panino e ch’è era nella classe posta all’altro lato del corridoio, da dove i suoni rimbalzavano nel suo spazio tra le classi che battevano le mani sui banchi, che preso da impeto salì sul banco con i piedi toccò il lampadario che cadde a terra. E così si decise, sentendo la preside, che la bidella dovesse comprare la colazione anche per noi.

Ora appare chiaro ed evidente il significato, cioè si vuol dire che per mangiare una pizza c’è bisogno dei maestri, della bidella dei banchi di scuola, della stessa scuola e addirittura dello sciopero – o non basta l’appetito e la voglia di mangiarla? Se quelli che si vogliono fregare la colazione sono tutti come si può pensare che soltanto quei pochi che se la fanno fregare poi sappiano chi se l’è fregata dato che tutti se la sono mangiata e fin dei conti basta non frequentare certi posti e ambientazioni che ti fanno dire che stai a fare quello per quello poi vedi il panino e te lo magni. E allora così si può dire che ce lo ai portato a fare. Ma!

la civiltà il paradigma a chiacchiere

Appare chiaro che il termine in se medesimo di civiltà à un significato traslato come di qualcosa che appartiene ma non è. E sovente c’è una predisposizione del concetto stesso legato agli avvenimenti storiografici e pertanto relativi ad un altro tempo di quello presente nell’individuo, sembra che si appartenga alla civiltà per decadenza del tempo in ciò ch’è stato. Così anche l’astrazione concettuale di civiltà contemporanea è un paradigma e una rappresentazione quasi uno specchio che guarda. E allora ciò che si evidenzia è sovente un costrutto e una possibilità più che un divenire come un principio relativo e una trasformazione del paradigma che pertanto appare in devenire. In ciò c’è quel che appare come dicotomia e che difatti mostra un enigma come una sfinge, ciò che si trasforma c’è, ciò che non si trasforma rimane. Ecco che così il paradigma è storico ma il concetto non c’è. Ma allora se la civiltà rimane nel paradigma la persona civile no. Così e in sostanza la storia è sempre decaduta, fino a mostrarci gli avvenimenti e gli oggetti come identici. Ora se la civiltà si appalesa per attributo dello stesso concetto di attribuzione, sappiamo per ciò che la persone può essere elencata come civile, ma per questo è civile. La persona civile è una persona non contemporanea, ma presente. E in quanto ciò à sì un significato nel concetto astratto di civiltà o storia, ma applica per suo stesso consenso una indipendenza e una libertà. Ciò fa si che la persona vivente viva finché è viva e può anche rimanere solida la sua concezione in chi l’apprende. Mentre il paradigma astratto sussiste a ciò come storia e decadenza e anche rimanenza come oggetto e che può sì tornare come utile e restare soltanto rappresentativo e come il paradigma stesso di stato e rappresentazione. Ora pertanto e sovente e per effetto si può concepire l’essere una persona civile con il modo che implica l’indipendenza della propria bontà, senza dipendenza o necessità di usare la legalità in attributo sia implicito che esplicito. La persona civile per suo bontà non infrange la legge perche ne è indipendente e non comporta un paradigma nell’astrazione del concetto di significato o attribuzione. Per di fatto che il concetto astratto o atemporale della regola dell’attribuzione e anche legge può in divenire non identificarsi nel soggetto, ma nell’oggetto storico, anche concependosi come un libro stampato per attribuzione di stato e che nella fattispecie non può sussistere se non nella storia. E così appare evidente che cosa? la possibilità che la persona civile che per bontà non infrange la legge veda la legge infrangere la bontà come la possibilità, e, come la possibilità come dovere, cosicché la persona può essere sempre civile ma ciò che si rappresenta incivile, sia come storia che fatto. E allora che cosa succede se la persona è fuori dalla civiltà ma vi rientra? Che l’attribuzione appare sempre decadente dinanzi al presente della persona.

sarà vero

negli ultimi decenni si è sentito parlare di liberismo economico, ma è mai possibile viaggiare nel tempo come in questo periodo. Dico ciò perche immagino che il liberismo è già di molto esistito e se non ricordo male proprio nell’alto medioevo, in ragione del fatto che aumentassero le produzioni di alcuni beni si creo la banca internazionale appunto per gestire i derivati temporali della diffusione delle suddette merci e beni di consumo. Quindi appare evidente come la società dell’alto medioevo fosse naturalmente connaturata con il movimento che si generava negli scambi tra le produzioni. Ora sul liberismo attualizzato il principio su cui si evidenzia il fattore economico è il controllo dei beni sui consumi e per forza sugli individui in ragione della banca commerciale e non sulla produzione effettiva. Così appare evidente che in mancanza di realtà pratica, quale, l’individuo e la sua confacente giornata, la previsione sul controllo come sulla previsione determina il bisogno di controllo dello scambio. E ciò per evidente connaturato temporale pone le conseguenze di tale principio nel medioevo e in tutto lo spazio che vi intercorre, e quindi la ricostituzione sociale medioevale, è alterata dal fattore dominate sul controllo fuori dal libero bisogno e che così non può che ristrutturarsi nelle arie strutturali medioevali o primogenito la comunicazione, come alla fine dell’ottocento. Cosicché è possibile immaginare che si possa essere come un cartone animato se non fosse per il fatto che l’essere umano è atemporale mentre il cartone animato no. E allora tra la dinamica e quel che è tutto deve tornare dove sta forse proprio come la clonata pecora Dolly che in certo momento andò più veloce per essere da qualche parte da dove fosse partita, ma indubbiamente in un viaggio diverso. Comunque sia, forse ciò succede soltanto nel futurismo bancario. Quindi la sostanza del discorso sano per funzione e collocazione è come quella del medioevo, ma la vita attuale pone altri momenti di semplicità e pratica tra le persone.