piccola fenomenologia

voce di popolo, un anno fa diceva che non ci sarebbe stato più il cambio dell’orario. Ora che l’orario è cambiato da alcuni giorni – io – continuo ad usare per i miei orari di giornata l’ora solare. Per coloro che leggono di codesto fenomeno e non conoscono esattamente ciò, dico che gli orari cambiano in ragione dell’esposizione solare tra il periodo primaverile, estivo e quello dell’autunno inverno approssimato all’orario usato sulla terra dalle persone. Così e da alcuni giorni nell’ultima domenica del mese di Marzo, si è così passati nuovamente da un’orario all’altro. Per intendere meglio dall’ora solare a quella legale. Quindi, disponendo ognuno del proprio orologio diciamo ci si può rendere conto di cosa avviene nella giornata tra quell’ora e l’altra. Ora nella giornata vi sono la veglia e il sonno e tutte le necessità fisiologiche e in tal modo capita che le si svolgano nell’orario che appare più consono allo svolgimento del giorno. Così io rimanendo con lo svolgimento dell’ora solare, noto che ò alcune differenze tra l’inizio e la fine delle cose che si formano nella giornata e che appartengono a me anche nell’orario diverso dell’ora legale. Un piccolo paradosso che mi capita è di alzarmi prima dell’ora legale che posticipa quella solare di un’ora e di andare a dormire un ora più tardi di quando tutti erano coordinati con soltanto l’ora solare. Cosicché se anche le mie funzioni naturali rimangono inalterate del tipo del pranzo e la cena o la veglia e il sonno, molte delle altre cose che svolgono un orario diverso dal mio mi possono apparire come aumentate. Per esempio nel palinsesto di una programmazione televisiva, ci sono cose che prima vedevo e non coincidevano con quelle che ora ci coincidono per esempio mentre sono a pranzo. Ma se guardo i programmi che vedevo prima del cambio dell’orario che ora iniziano nell’ora legale, vedendoli io nell’ora solare, finita la loro visione io ò più tempo per guardare quelli che seguono, per esempio prima della mia ora solare di cena, rispetto al tempo che avevo prima quando anch’essi erano coordinati con l’ora solare. Ugualmente quelli dopo cena, se prima andavo a dormire per dire dopo un dato programma, adesso finita la visone dello stesso programma dato con l’ora generale coordinata ò il tempo di vedere quello seguente andando a dormire alla mia solita ora dell’ora solare. E mentre il programma che segue è in un altro orario. Ora per paradosso di pensiero possiamo dire che se due persone si incontrano nello stesso posto con un orario diverso non si vedono, o non si aspettano o non si riconoscono. Ma sovente avviene il contrario e proprio per le stesse ragioni del principio teorico che non si dovrebbero vedere, si vedono e si incontrano anche se sono in un orario diverso, proprio perche la gravità è relativa e al contempo libera dentro la relatività della velocità della luce e ciò implica un movimento cosciente della coscienza e della sua conoscenza. Credo forse di là dell’attributo e della sua identificazione ch’è partecipativa dell’essere. Così di là dei momenti e della possibilità della comunicazione nei mezzi della gravità di peso ed energia la coscienza e in essere la conoscenza sembrano o sono, attraverso la stessa comunicazione possibile e impossibile sempre presenti seppur differenziati nell’interpretazione stratificata della realtà dei sensi percepiti, ma appare possibile ogni ulteriore esistenza d’essa come presente ma differente dagli stessi fenomeni legati alla gravità biologica del corpo.

è un fatto come un altro

come appare o come si trova, è un punto di vista? e allora ti manda fuori di testa. ma come fai a non vedere, non vedi ch’è come si sente. Vincent e Paul a questo punto tacciono. Vincent in preda a questo fatto incompiuto, la visione di quel che sente com’è, vede nell’amico Paul un cieco e un sordo che gli parla di ciò che fa senza vedere quello che fa. Pensa Vincent. Che si sente sopraffatto da ciò che vede, quasi fosse un’immensa possibilità dell’universo e che lui sente come tira giù il pennello sulla tela, come avere dinanzi la realtà del suo sguardo nella luce stessa che si frappone tra uno spazio e l’altro delle forme e dei luoghi, non vede più un concetto ma la stessa forma che si appropria del tempo, dipinge il colore dove la forma appare alla sua vista ma sente che quello stato si ripercuote e forma ovunque nell’universo. Sopraffatto da ciò, spaventa Paul tagliandosi un orecchio, come potesse trasmettere il possibile di ciò che sente in una rappresentazione e visione dello sguardo. I quadri di Vincent ci mostrano e ci parlano di questo, non di una possibilità della tecnica pittorica ma della visione e della invisibilità della visione. Forse come il pastore che fu e immaginò di essere e come presenza stessa di quel che esiste. E che sia universale o luogo sfugge forse al tempo. La sua condizione di sguardo e la sua condizione di artista il tempo stesso del colore quasi senza terra come forma che esce dallo spazio astratto in materiale per dipingere. Vincent consapevole, Vincent affaticato come se la sua corteggia celebrale cercasse un vero responsabile che lo ascolti. Forse non si parla più del semplice concetto o della forma ch’è forse sufficiente e bastevole. del tempo e del luogo – non più stratagemmi o vendite rendiconto o mercato.

Questa verosimiglianza storica della narrante vita di Vincent Van Gogh – ci fa un poco riflettere su cosa sia un punto dello sguardo e anche come ci si immagini quando si immagina. E tutto ciò che si sente o ci si sente? E così è come se potessimo vedere attraverso un quadro ciò che pensa una persona. Un po’ di anni orsono dissi o scrissi, che guardare notte stellata con un televisore che avesse la predisposizione all’immagine tre D – è un poco come immaginare lo sguardo che Van Gogh pensava. O ancora più apparente è la possibilità per esempio nel quadro la stanza di Vincent. L’immagine del quadro è un due dimensione ma i colori vengono fuori come fossero visibili e apposti nello spazio. L’immagine appare olografica con il quadro che diviene come una scatola che si apre all’interno del televisore. Ciò cambia due effetti della luce quella percepita dallo sguardo e quella frammista tra l’occhio e il cervello. Forse in questo televisore si evidenzia meno il processo universale che può esservi nello schermo di un televisore a tubo catodico, ma il principio dell’elettricità universale che si stabilizza per riprodurre una situazione fenomenologica, si può dire come per un copia e incolla, teletrasmesso, rende il processo del quadro come della televisione verosimigliante la riproduzione che appare nel televisore. Rendere questa condizione maggiormente plausibile fuori dal quadro è una opportunità per riflettere sullo sguardo o punto do osservazione percepito da Van Gogh.

alcuni termini

Trasparenza e indipendenza. Solidarietà e libertà. E certo che certe forme sillabiche storicamente si portano vicini. E allora nella quiescenza della loro possibilità, basta pensare alla parola amore per coniugarne in pieno il significato. Ma la parola amore è un’esperienza personale che ci fa sentire in un modo o nell’altro qualcosa nel tempo della verità. Quella possibile, quella percepita, quella udibile. Quella vera. Ora in questa eloquenza di questi termini, ci sono anche i sensi e i rapporti e con essi le specifiche che si differenziano proprio per dipendenza. Esse spesso si fanno burocrazia o controllo, o strumentalizzazione. E come la forma e il contenuto con cui si vuol manipolare questi termini, anche come posizione, prepotenza o decadenza. Ciò sovente sovverte anche la loro autenticità nella persona che si adegua in dipendenza anche per la sopravvivenza. E in effetti come non enucleare una dimensione costantemente vera, anche qualora si tenda controllare e anche calunniare la posizione nei termini della persona, in trasparenza e indipendenza come in solidarietà e libertà. Ma ora qui non entro nella specifica delle possibili funzioni che determinano l’interpretazione di salvaguardia o decadenza, del significante più che il possibile o la realtà piena del significato dei termini. E allora sovente o storicamente tra l’individuo e la sua comunicazione si avverte una sostanza che appare speculare anche come spazio controllato e che spesso decade nel consociativismo di possibilità come politica, o comunità come intendi e possibilità. E, ovvio che appaiono derivazione queste se non anche spostamenti perche appunto sono termini che si specificano o si formano prima in astratto, formando anche spessore o quantità come percezione possibile e pertanto anche su di questo o ciò anche regola o fondamento. Forse questa è la posizione che si trovò dinanzi Francesco di Assisi, tra l’indipendenza verso Dio e il suo amore; come di Francesco e l’accettazione della dimensione astratta, come regola o significante. Forse ciò può apparire un dilemma, ma la semplicità dei termini, credo, evidenzino anche un modo chiaro per essere veduti in sé come persona e come pratica eloquente del significato. Certo il rapporto è possibile ma non sempre la storia vi si coniuga anche se resta apparente.

In legato

Credo che la cosa nacque perche la maestra che veniva a scuola con la parrucca per la sinusite e che faceva usare il quadernone. Un giorno venne a scuola senza vere fatto la colazione. Chiese così alla bidella se per favore poteva andare al bar e portargli un cappuccino. Tanto fu e tanto rimase questo rapporto che altre volte accadde ciò. Tanto che un bel giorno in quel tempo in cui ebbi nove anni, accadde che si chiese anche agli alunni se volevano farsi portare la colazione di metà mattina presa dalla pizzeria sotto la scuola. In tale modo la pizza era più calda e non dovevano fermarsi all’andata a scuola a comprarla. E così un bel giorno io ebbi insieme alla pizza anche un panino, si poteva scegliere e io li scelsi entrambi. E così all’ora della colazione, mi mangiai la pizza e quando andai a prendere il panino, non vi era più. Lo si posava sotto il banco, e che così scoprii accessibile anche dinnanzi di dove ero seduto. E così qualcuno nella bizzarra confusione allungò la mano e si prese il panino. Subito dissi mi anno rubato il panino, chi è stato. Così apparve subito il relativo concetto, mi dissero che non lo avevo perche avevo mangiato la pizza. E no dissi allo stato partecipe lo avevo e avevo anche i soldi per comprarlo perche ieri non avevo preso la colazione. E così si evidenziò la partecipazione tra il ladro e la struttura entrambi rubavano la colazione, dicendo che non era vero e che non era mai esistita. E certo ora che qualcuno se l’è mangiata. Allora mi dissero che non dovevo lasciarla sotto il banco. Poi scoprii chi fu e si confessò e anche se mi disse che me la voleva restituire, per il fatto che ormai l’avesse mangiata non mi serviva più. Sta il fatto che avrebbe potuto chiedermela, perche come disse aveva dimenticato di farsela comprare dalla bidella. Adducendo le solite cazzate che io mi ero fatto comprare due cose. In realtà il vizio pro forma è il dispetto che nasconde l’invidia ed è questo l’unico bisogno dei rompicoglioni, non il panino che dicono sempre che non gli serve.

In seguitò a ciò o forse perche si stanco la bidella, decisero di tornare, alla forma pregressa soltanto le maestre potevano comprarsi la colazione, dissero perche erano i maestri. La risposta fu rapida e immediata – allora noi siamo gli alunni. E così la quarta e la quinta elementare all’ultimo piano della scuola iniziò uno sciopero che si può definire bianco. Qualsiasi cosa volessero o chiedessero i maestri noi restavamo seduti al banco senza fare nulla, per tutto il giorno sino al suono della campanella che dava l’uscita dalla scuola e che si ascoltava all’entrata. Nel giorno di quella mattinata ci fu una confabulazione tra le maestre con le classi in sciopero. Poi fu che forse ci si annoiava nello stare lì al quel modo che si iniziò a battere con le mani sopra i banchi. Fu a questo punto che l’amico stronzo bambino che mi aveva fregato il panino e ch’è era nella classe posta all’altro lato del corridoio, da dove i suoni rimbalzavano nel suo spazio tra le classi che battevano le mani sui banchi, che preso da impeto salì sul banco con i piedi toccò il lampadario che cadde a terra. E così si decise, sentendo la preside, che la bidella dovesse comprare la colazione anche per noi.

Ora appare chiaro ed evidente il significato, cioè si vuol dire che per mangiare una pizza c’è bisogno dei maestri, della bidella dei banchi di scuola, della stessa scuola e addirittura dello sciopero – o non basta l’appetito e la voglia di mangiarla? Se quelli che si vogliono fregare la colazione sono tutti come si può pensare che soltanto quei pochi che se la fanno fregare poi sappiano chi se l’è fregata dato che tutti se la sono mangiata e fin dei conti basta non frequentare certi posti e ambientazioni che ti fanno dire che stai a fare quello per quello poi vedi il panino e te lo magni. E allora così si può dire che ce lo ai portato a fare. Ma!

la civiltà il paradigma a chiacchiere

Appare chiaro che il termine in se medesimo di civiltà à un significato traslato come di qualcosa che appartiene ma non è. E sovente c’è una predisposizione del concetto stesso legato agli avvenimenti storiografici e pertanto relativi ad un altro tempo di quello presente nell’individuo, sembra che si appartenga alla civiltà per decadenza del tempo in ciò ch’è stato. Così anche l’astrazione concettuale di civiltà contemporanea è un paradigma e una rappresentazione quasi uno specchio che guarda. E allora ciò che si evidenzia è sovente un costrutto e una possibilità più che un divenire come un principio relativo e una trasformazione del paradigma che pertanto appare in devenire. In ciò c’è quel che appare come dicotomia e che difatti mostra un enigma come una sfinge, ciò che si trasforma c’è, ciò che non si trasforma rimane. Ecco che così il paradigma è storico ma il concetto non c’è. Ma allora se la civiltà rimane nel paradigma la persona civile no. Così e in sostanza la storia è sempre decaduta, fino a mostrarci gli avvenimenti e gli oggetti come identici. Ora se la civiltà si appalesa per attributo dello stesso concetto di attribuzione, sappiamo per ciò che la persone può essere elencata come civile, ma per questo è civile. La persona civile è una persona non contemporanea, ma presente. E in quanto ciò à sì un significato nel concetto astratto di civiltà o storia, ma applica per suo stesso consenso una indipendenza e una libertà. Ciò fa si che la persona vivente viva finché è viva e può anche rimanere solida la sua concezione in chi l’apprende. Mentre il paradigma astratto sussiste a ciò come storia e decadenza e anche rimanenza come oggetto e che può sì tornare come utile e restare soltanto rappresentativo e come il paradigma stesso di stato e rappresentazione. Ora pertanto e sovente e per effetto si può concepire l’essere una persona civile con il modo che implica l’indipendenza della propria bontà, senza dipendenza o necessità di usare la legalità in attributo sia implicito che esplicito. La persona civile per suo bontà non infrange la legge perche ne è indipendente e non comporta un paradigma nell’astrazione del concetto di significato o attribuzione. Per di fatto che il concetto astratto o atemporale della regola dell’attribuzione e anche legge può in divenire non identificarsi nel soggetto, ma nell’oggetto storico, anche concependosi come un libro stampato per attribuzione di stato e che nella fattispecie non può sussistere se non nella storia. E così appare evidente che cosa? la possibilità che la persona civile che per bontà non infrange la legge veda la legge infrangere la bontà come la possibilità, e, come la possibilità come dovere, cosicché la persona può essere sempre civile ma ciò che si rappresenta incivile, sia come storia che fatto. E allora che cosa succede se la persona è fuori dalla civiltà ma vi rientra? Che l’attribuzione appare sempre decadente dinanzi al presente della persona.

sarà vero

negli ultimi decenni si è sentito parlare di liberismo economico, ma è mai possibile viaggiare nel tempo come in questo periodo. Dico ciò perche immagino che il liberismo è già di molto esistito e se non ricordo male proprio nell’alto medioevo, in ragione del fatto che aumentassero le produzioni di alcuni beni si creo la banca internazionale appunto per gestire i derivati temporali della diffusione delle suddette merci e beni di consumo. Quindi appare evidente come la società dell’alto medioevo fosse naturalmente connaturata con il movimento che si generava negli scambi tra le produzioni. Ora sul liberismo attualizzato il principio su cui si evidenzia il fattore economico è il controllo dei beni sui consumi e per forza sugli individui in ragione della banca commerciale e non sulla produzione effettiva. Così appare evidente che in mancanza di realtà pratica, quale, l’individuo e la sua confacente giornata, la previsione sul controllo come sulla previsione determina il bisogno di controllo dello scambio. E ciò per evidente connaturato temporale pone le conseguenze di tale principio nel medioevo e in tutto lo spazio che vi intercorre, e quindi la ricostituzione sociale medioevale, è alterata dal fattore dominate sul controllo fuori dal libero bisogno e che così non può che ristrutturarsi nelle arie strutturali medioevali o primogenito la comunicazione, come alla fine dell’ottocento. Cosicché è possibile immaginare che si possa essere come un cartone animato se non fosse per il fatto che l’essere umano è atemporale mentre il cartone animato no. E allora tra la dinamica e quel che è tutto deve tornare dove sta forse proprio come la clonata pecora Dolly che in certo momento andò più veloce per essere da qualche parte da dove fosse partita, ma indubbiamente in un viaggio diverso. Comunque sia, forse ciò succede soltanto nel futurismo bancario. Quindi la sostanza del discorso sano per funzione e collocazione è come quella del medioevo, ma la vita attuale pone altri momenti di semplicità e pratica tra le persone.

verde bianco e rosso, rosso bianco e verde

la velocità della luce è uguale in ogni direzione, ma il punto come il momento relativo è tale perche non è mai identico. pur essendolo per la gravità e le sue parti di uno spazio relativo sempre diverso. Sia che si vada avanti o si torni indietro per quell’avanti non si sarà mai nello stesso identico punto e nel medesimo momento del proprio esistere. lo spazio del nostro tempo si appropria della sua gravità sia per accelerazione che per rallentamento nell’accelerazione. In sostanza per tale assunto se si è diavoletti di Maxell essi sono sempre dove è prevedibile che siano pur non potendolo conoscere in ciò ch’è divenire. In sostanza se ricostruiamo con la materia il passato, seppur uguale non sarà quel passato, e se sarà della materia di quel passato, sarà e tornerà nel presente del suo tempo. Quindi la macchina del tempo è un’illusione, in quando puoi conoscere un processo che si può riprodurre ma se copi quel processo non arrivi mai torni sempre nel medesimo istante in cui era ciò che ai copiato della gravità come l’idrogeno che in campo elettrico può trasformarsi in molecola, dalla gravità dell’ossigeno alla biologia dell’acqua.

Ora immaginiamo il tempo quello geologico della terra quello storico del presente e quello culturale. La terra forma, l’uomo dalla terra trasforma da ciò che trasforma genera un modo per intendere i suoi bisogni e le cose per le sue necessità, sicché l’essere umano intercorre tra queste situazioni e cose, scambiando il tempo per il bisogno o la necessità o l’attributo della funzione per il modo di ciò che fa o scambia, tra la terra il tempo e le persone. L’astrazione combina e analizza ma fa modo per il tempo che intercorre tra il significato e la propria coscienza. Nella posizione e la disponibilità del tempo come necessario o libero, sia in natura che conoscenza dello spazio del pensiero della propria esistenza. Il tempo primo è la vita, in essa ci sono gli altri soggetti, d’interpretazione tra la possibilità e la possibile fatica per il contenuto stesso del proprio tempo biologico.

i generi, tempi, culture. come si può dividere il tempo della terra dal tempo dei popoli al tempo dei disegni detti geografie delle persone. In sostanza e in ragione del sentirsi qualcosa si opta per una forma che svolga il significato delle funzioni per l’esistenza come principio d’immagine che di vero significato, tanto da modificare anche il significato di spazio come possibile luogo del vivere. E allora il tempo della terra appare verosimigliante in ogni significato della sua epoca in buona virtù delle sue fattezze e sostanza e, sia per le abbisogna umane che dello stesso creato. La terra dona l’uomo raccoglie, la terra seminata dall’uomo che raccoglie la semina, la forma del raccogliere, il modo, la quantità il tempo dell’animale che dona e dell’oggetto che opta per la gravità e il peso e si rende diverso, così il modo per il luogo, così il pensiero per il modo e così la possibilità per il significato, di ciò ch’è libero e di ciò che si decodifica per uso e per mansione. Ora ognuno sembra potere svolgere un tempo diverso e, allora ognuno è il suo tempo e il luogo nello spazio. Le forme del tempo e il significato dell’uso, sono gli attributi che alterano il significato tra la persona e le cose della vita decodificata, come, la terra e le cose. Senza comprendere che quel che è sta e dove sta è il modo con cui lo spazio si fa tempo e gravità.