La France

C’è sempre un risveglio ò potuto capire. Ma capita che cose che rompono un certo modo di sentirsi s’infrancano all’improvviso, è qualcosa che non sanno spiegarsi eppure accede così vicino. E c’è di certo un motivo e una ragione che si cerca di veder e forse la si vede, e allora è bene capire come attendere. Ma attendere cosa quel che si aspetta o non si pensa, quel che non ti dice. Bene è meglio che ci sia il contrario di ciò. Allora si vorrebbe scherzare anche dandosi importanza o dando importanza a qualcosa che si sente tale, ma perche non lo sia. E allora sembra che le cose si debbano comprendere con un poco di coraggio perche vi è da accettare qualcosa che accade all’improvviso, che sembra inspiegabile e lo è come il tappo di una bottiglia di champagne – di sciampagne. E allora si pensa che le cose possano accadere in un modo che sembra imprevedibile e sgradevole, per l’appunto sono così. Lo sbocco e la possibilità vorrebbe un poco di libertà che faccia accettare in modo sereno quello che sembra una cosa, come un conflitto che interiormente cerca una situazione trovandola per quel che appare o si pensa consona allo stupido gesto della violenza, invece che un bel chicchirichì del gallo nel primo mattino. Ciò basterebbe per sapere è meglio che cercare una soluzione a ciò che non si sa di come si può immaginare Dio e magari vedendo qualcosa di altro che non ci piace, come fosse una possibilità che Dio non ci sia. Allora dov’è una traccia che rimanga una traccia che fa paura pensando di toglierla come presenza assenza dello scopo della paura, placare l’ansia amando quello che sembra che non ci sia, e che all’improvviso sembra apparire visibile per non esserci. è un pregiudizio che porta ad avere paura di se stessi e di ciò che ci è mostrato come possibile. E allora e ancora qui per colui che impazza per ciò, è la possibilità della libertà e l’amore, anche per quel che sembra essere, che forse distoglie dalla violenza che ci appare necessaria nella paura. Un’esplosione che sorprende la tranquillità o il sorriso reso al prossimo anche se sconosciuto, dice abbiamo paura è per questo che ti mostro quel che non vedo e che penso, sono soltanto pensieri, che il corpo trovi la sua sensualità o la sua pace, che l’anima aiuti.

resilienza stoicismo

in questa epoca un poco fottuta, dove non c’è più un pensiero né un vero costrutto, ma soltanto una affermazione ipotetica della supponenza e della prepotenza per dimostrare con la delinquenza che chi è onesto è delinquente, che raccontarli fanno un poco specie questo lavoratori. è, le persone per il bene, ma! Tante qualifiche e poca verità è per questo che sembrano, ma non lo sono, basterebbe considerare ciò che fanno al prossimo. E in questo minestrone di pensiero viene fuori il termine resilienza, che in sostanza vuole dire resistere alla condizione ma per sapere poi cosa? ma allora è da considerare con più pragmatismo il termine stoicismo. In effetti se il primo è una approssimazione al sedersi o allo stare in piedi, con stoicismo è insito anche qualcosa che trova un significato e una trasformazione. E così prendiamo per esempio i tacchi di questo paio di scarpe, in fotografia. Dimostrano che c’è bisogno di camminare con impegno e possibilità, nonostante una postura che deve sopperire ad una fatica fisica, del tipo dolore al ginocchio. E così cosa accade che per sostenere il ginocchio dolorante senza l’ausilio di un bastone, bisogna accelerare il movimento dell’altro piede sostenendo anche la posizione, tanto che il tacco della gamba che sostiene si consuma prima dell’altro e quindi si cammina con una passo abbastanza rapido anche se una gamba struscia un poco la scarpa. Ora, così è indubbio che la resilienza delle scarpe è visibile, ma lo stoicismo quello che pian piano cerca di riportare alla possibilità come all’attesa del miglioramento sono intrinseci al movimento e al pensiero della persona che non applica semplicemente un concetto ad un altro concetto ma lo rende emerito la sua consapevolezza. E certo che nel forviante mondo della spiegazione ciò appare forviante, eppure vi è una possibilità nella possibilità stoica che il pensiero si apra interiormente senza cedere al pessimismo e il significato non è più un tema ma esperienza che fa anche soluzione, senza che la soluzione in fondo sia soggiogata, dalla possibilità del cambio del tacco. Ciò si determina sia per mistero che per significato.

perdutamente

chi dice la verità è perduto. Un pensiero venuto fuori dall’esperienza di Pasolini, diciamo con il tempo collettivo e in uno spazio che va dalla politica ai media della comunicazione. Ma estrapoliamo questa frase e mettiamola in un contenuto.

Chi dice la verità è perduto, come significato io vedo, chi è onesto sincero e vero e anche se non per prima libero, con la libertà ch’è data in Dio e con la quale a lui si torna. Così il concetto diviene molto ampio e non è sub strutturato. Ora quindi nella sostanza del suo contenuto, chi dice la verità è perduto, perche un costrutto di individui vi vedono un ostacolo, sia nell’espressione che nella libera interpretazione. Un costrutto come collettività, come relazione associata, come sociale, come perdutamente tendente a predominarla. Ciò comporta che ci si perda in un modo e nell’altro perche le relazioni non appaiono, non sono vere, ma messe in uno spazio ristretto di possibilità in evidenza che decodifica la sensazione come l’interpretazione. Una specie di dialettica della forma con cui si immagina l’interpretazione e si convogliano le intenzioni di affermazione non per significato ma sua manipolazione e come evidente al richiamo collettivo. Un affermazione per substrati affermativi che tendono a non dire o tendono ad imporre il riferimento. Insomma le donne così non fanno all’amore ma si riempiono di possibilità concettuale come orgie concettuali per individui che si affermano. Idem gli uomini e per di più si relazionano sempre collettivamente anche se sono con un individuo. Quindi l’edulcorazione del senso con la prepotenza e con la superbia e ciò può evidentemente sfociare in un controllo patologico o remissivo ma contrario alla verità o al significato in essere per la relazione. Il mondo purtroppo continua a barcamenarsi in tal senso e i tentativi per miglioralo sembrano sempre ritardarsi con quelli che lo raffermano e lo peggiorano. Così in questo modo per esempio se vedessimo la situazione dello spazio dialettico della storia della repubblica italiana, per citarne una e forse rappresentativa, vedremo quanti misfatti e quanti incammini non ci sono stati. Per chi per esempio pensa che la politica sia risolutiva. Basta pensare che in un dato momento in un mondo molto fermo e una Italia appena ripartita, invece di andare verso una apertura dei significati e un significato nell’apertura si opto per la ristrutturazione dell’apparato come organigramma e stabilità dello stato. Si pensò anche che ciò fu necessario per eventuali tentativi di colpo di stato. Che però in Italia vi è sempre stato proprio per mansioni e funzioni che si osteggiavano e si cambiavano diciamo sulla possibilità e sul controllo delle persone. Difatti si determinò che tutta una corrente di pensiero politico nella democrazia cristiana fu eliminata a livello politico e sociale, ciò praticamente osteggiata e perseguita anche nelle funzioni, nei soliti modi come presenti che avevano costituito una affermazione della sicurezza dello stato. Da quel momento in poi tutto quel che avvenne nella dialettica fu l’aberrazione di tutto ciò e una conseguenza di quei procedimenti, con una mentalità civile che però manteneva la sua indipendenza di là delle dispute anche di piazza della politica. un paradigma e un paradosso lo abbiamo avuto durante la presidenza Pertini – una persona che veniva dal passato che cercò di portare nel presente e nel possibile posto di un progresso futuro – trovatosi in piena bagarre post bellica ad assistere per dialettica a più funerali di stato di quanti ve ne furono durante il periodo bellico. Quindi questa merdaccia di sinistra o questo centro delle chiacchiere politiche le vediamo adesso sono tutti baccalà partito democratico etc. etc. Se la politica à un senso io dico che la fregna è meglio.

Fa caldo

Quando è caldo si perde un poco un compiuter per non dire che lo si lascia e così si può pensare è meglio palare e carnalmente sentirsi. Ecco invece pensare al significato di una funzione è come peggiorare la condizione di un freddo. E’ palese e manifesta l’immaterialità della funzione perche è soggetta al funzionario o la sua derivazione concettuale o politica – e non dovrebbe ma non è perche la funzione come il funzionario è l’evidente elaborazione della realtà pratica no del funzionario ma di chi la pratica. Il soggetto corrispondete che fa della pratica burocratica il suo derivato concettuale è soggetto a una forma che non può discostarsi dalla realtà e dal contenuto, in definitiva se esiste un abuso di ufficio per competenza interna l’ufficio, il relativo in competenza interna determina se inficia con un effetto deleterio sulla pratica reale dell’individuo, un abuso di stato per funzione e interpretazione del funzionari. L’abuso di stato è sempre un abuso del costrutto burocratico sulla persona e non viceversa. L’evidente conclamata sulla possibilità e la restituzione non può stare dove viceversa si applica la teoria ma sempre dove si evidenzia il principio della persona e non della burocrazia. Se lo storno porta al ritorno della funziona da parte dell’avente uso il suo effetto nella possibilità. L’interpretazione giuridica della costituzione per competenza interna un ufficio, non può ledere i significati procedurali conclamati e resi in pratica sia per proprietà che contenuto di verifica della prassi evidente dell’ufficio al pubblico. Come l’ostilità personale non può manifestarsi per mezzo giuridico non espresso non espresso nel contenuto che stabilisce il diritto. Ciò evidenzia la mancanza del funzionario nell’identificate ciò ch’è della persona e della sua relazione esistente, da ciò ch’è funziona burocratica. Come del mancato uso del proprio sostentamento e della realtà economica quell’individuo ch’è sottoposto per costrutto all’ostilità stessa della procedura e funzione.

il riduzionismo

Scrivere in questo termine non a molto senso per il semplice contenuto che ognuno adatta il suo conoscere al suo un poco volere e un praticare. Come evoluzione o spirito lo stesso animale vive in modo naturale in tutta la sua praticità d’innata conoscenza. Così le cose che si vuole per umanità, sovente anno un contenuto nell’umanità, allora con la parola riduzionismo per ipotesi di conoscere più che quel ch’è in effetti come vita delle persone e personale, si può ipotizzare che usando o volendo qualcosa, la qual cosa sia pratica e praticabile e ampliabile per gusto o genere. Quindi in sostanza del termine tutto ciò che tende ad uniformare in certo modo il naturale più che altro facendo in modo che più persone come del possibile debbano stare in una quantità per dire quale e come, comporta un riduzionismo. Ora immaginando un riduzionismo del tipo economico, in tal modo si evidenzia che non si diversifica come atto o come contenuto. Prendo per esempio il cd rom o il dvd rom. Che in relazione del loro contenuto tecnologico si sono estinti perche costruiti in modo tale che non potessero funzionare con il cambiare della tecnologia e ciò a evidenziato che il tutto invece di espandersi si è completamente ridotto, proprio perche si è realizzato un controllo sull’uso e la durata non in quanto sublimazione del programma ma proprio per inibizione di lettura del contenuto. Ciò implica che il contenuto pur restando utile non possa essere usufruibile. Quindi la masterizzazione sul supporto del compact disc non è stata funzionale al contenuto e utile a chi lo a usato. Diciamo che se nella possibilità, di come io feci per esempio, poggiando il contenuto in un formato più consono all’utilizzo, e dando modo al cd di essere usato indipendente nel contenuto dal compiuter pur avendolo formattato come riproducibile, è ancora usabile. Ciò fu proposto ad un Editore italiano in tempo anti lettera precedendo di molto la possibilità, in divenire tra il compiuter e la lettura del testo. Quindi diciamo che in possibilità teoretica in tal modo è ancora in essere la possibilità di pubblicazione di una costruzione separata in un cd e contenga la possibilità di utilizzo e la diversificazione dell’apparato realizzato. Ora in ragione delle possibilità e della possibilità, tale evento che si formò con la tecnologia del cd masterizzato, comporta anche una indipendenza del realizzatore e del modo con cui si vuole si diffonda – come oggetto singolo e separato nella sua forma e natura. Il compendio tra l’uso, la creazione e la diffusione sono percepibili da chi lo usa. Ciò non cambia il possibile dalla differenziazione della forma d’uso del contenuto tra un oggetto elettrificabile e uno che non lo è qualora fossero uguali e trasmettibili.

è tornata

a tempo di danza

A tempo di danza il tempo si sottrae e tanto è il movimento che ci si può lasciare andare e cadere eppure sembra che c’è una musica che si ascolta. Una musica un poco strana di parole conosciute ma forse un poco obbligate, così ballando forse si può pensare altro. Altro ch’è se stessi e non certo il clamore lontano ma il significato vicino, un significato tanto più vicino e personale tanto che non c’è bisogno di urlare ma di suono e quasi si potesse ascoltare anche un poco Dio che guarda e parla. E così le cose accadono i momento si susseguano e forse le persone ànno la capacità di conoscersi. Così tutto il tempo che si fa è presente, forse il prossimo si vorrebbe fosse Dio, che non à paura e può risolvere ogni cosa e certo forse in ogni modo o nel modo di una persona e un pensiero umano, che forse lo cerca e ama, che perde i connotati per acquisire un poco di verità e trasformarla in bontà. E tutto sembra esservi per sempre e senza la nomenclatura o l’etichetta. E così si cammina e cammina si cerca di capire che succede, e si fa anche coccodè e chicchirichì. E un bel giorno come lo avevi sperato, un poco disperato torna anche il sorriso, chiaro limpido e spontaneo, ci sono sempre stata ò ascoltato e parlato, eppure dove capita che si ricorda c’è qualcosa in più e di diverso, ciò lo sappiamo nell’intimità del proprio vivere, come ci troviamo e quando. E così come si pensava con i propri passi un poco lontani e vicini, le persone che parlano con chi gli è vicino tornano anche a parlare con altri che gli sono vicini o prossimi. Un sorriso in fondo è un saluto in una fotografia e perche non, anche, una gran bel po’ di felicità gioia e serenità. E così è tornata la donna Silvia Romano dalla prigionia o diversità di vita e comunque esperienza nella vita tra la libertà e la possibilità e il non poter tutto in ragione di altri per forza fisica o perche non anche per mondo possibile. è auspicabile che chi è in un contesto consimile ritrovi le proprie possibili vicinanze e possibilità di raccontarvisi anche con i mezzi possibili, purche si possa comunicare in modo più semplice, libero – ciò che si dice e che si pensa e che si sa – ci sono conflitti e conflitti ma ci sono pur sempre verità e possibilità, con l’anima e con i pensieri.

rimproveri?

Certo s’immagina e si crede che essi appartengano per eccesso o per difetto ad una forma di giudizio retroattivo e che comporta poi per ciò – una forma di consapevolezza in chi forse li riceve e chi crede soltanto di costatarli. Spesso le cose che si rimproverano sono evidenti perche sono pratici e lo sono perche c’è un momento in cui avvengono e interloquiscono con ciò che avviene appunto e il vivere come vissuto. Spesso i rimproveri non sono inerenti perche non convengono nella loro pratica ma sono detti o vissuti esternamente e spesso come ci fosse qualcosa da dire, più, che capire. Allora qui vale la pena di prendere alcuni esempi di ciò che può dirli come inerenti al rimprovero o una costatazione in avvenuto.

Ricordo che negli anni in cui accade; che esplose quella centrale nucleare in Russia, credo dopo qui film sulla sindrome cinese – che spiegava che se un nocciolo di un reattore si scalda rischia di non spegnersi più e potrebbe perforare la terra e uscire bucandola dal lato opposto a quello d’entrata. Così in quella epoca per incontrare una donna che amassi, facevo viaggi in treno anche di otto ore e trenta minuti, sperando anche di non giungere in ritardo. Ora per entrare in argomento salto il riferimento dei luoghi e delle circostanze o di noi persone. E cioè narro il fatto e il rimprovero. Così facemmo all’amore e con già dico il bello che c’è stato continuo ancora a fare all’amore, ma appunto sarà stato il lungo viaggio ad un certo punto le dissi che mi ero stancato con tutto quel movimento e che non riuscivo di “venire, pur evidente desiderandolo e desiderandola, appunto perche il nostro lui rimaneva eccitato. E lei mi disse, perche fai di aspettarmi e poi non ce la fa a venire. Ricordo che quella fu l’unica volta che accadde, come se per me fosse piacevole soltanto ciò. E per la cronaca giornalistica del fatto non ricordo se fossimo di già nella seconda volta. E, evidente il rimprovero con una formula di constatazione?

Così aggiungo un altro momento di un altra storia. Ricordo per non so quale motivo, richiesto, mi chiusi in bagno, cosa che può apparire anche ovvia per fare certe cose. E così quando lei bussò, trovò la porta chiusa. Disse che fai? Risposi, tra un po’ ò fatto! E quando andammo a letto per la notte, lei con mia sorpresa non sapendo se rimproverami o chiedermi, disse: Ti stavi masturbando. Certo che no, risposi. Ora è bene dire per capire un poco soltanto la situazione, che nulla impediva che facessimo all’amore che era pressappoco, ma meglio meraviglioso che si giungeva su ogni treno perfettamente in orario. E allora perche cercare un pensiero di rimprovero. Non ero geloso! è vero. E lei aveva così voglia che alcune volte per farmi ingelosire cercava di non avere desiderio in quel modo, perche mi ingelosissi? è evidente che così il rimprovero per la costatazione, fo! troppo ipotetico e come accadeva sempre per quel periodo ci tenemmo la mano finché non si addormentò.

Un saluto ad ogni essere e ogni pensiero.

piccola fenomenologia

voce di popolo, un anno fa diceva che non ci sarebbe stato più il cambio dell’orario. Ora che l’orario è cambiato da alcuni giorni – io – continuo ad usare per i miei orari di giornata l’ora solare. Per coloro che leggono di codesto fenomeno e non conoscono esattamente ciò, dico che gli orari cambiano in ragione dell’esposizione solare tra il periodo primaverile, estivo e quello dell’autunno inverno approssimato all’orario usato sulla terra dalle persone. Così e da alcuni giorni nell’ultima domenica del mese di Marzo, si è così passati nuovamente da un’orario all’altro. Per intendere meglio dall’ora solare a quella legale. Quindi, disponendo ognuno del proprio orologio diciamo ci si può rendere conto di cosa avviene nella giornata tra quell’ora e l’altra. Ora nella giornata vi sono la veglia e il sonno e tutte le necessità fisiologiche e in tal modo capita che le si svolgano nell’orario che appare più consono allo svolgimento del giorno. Così io rimanendo con lo svolgimento dell’ora solare, noto che ò alcune differenze tra l’inizio e la fine delle cose che si formano nella giornata e che appartengono a me anche nell’orario diverso dell’ora legale. Un piccolo paradosso che mi capita è di alzarmi prima dell’ora legale che posticipa quella solare di un’ora e di andare a dormire un ora più tardi di quando tutti erano coordinati con soltanto l’ora solare. Cosicché se anche le mie funzioni naturali rimangono inalterate del tipo del pranzo e la cena o la veglia e il sonno, molte delle altre cose che svolgono un orario diverso dal mio mi possono apparire come aumentate. Per esempio nel palinsesto di una programmazione televisiva, ci sono cose che prima vedevo e non coincidevano con quelle che ora ci coincidono per esempio mentre sono a pranzo. Ma se guardo i programmi che vedevo prima del cambio dell’orario che ora iniziano nell’ora legale, vedendoli io nell’ora solare, finita la loro visione io ò più tempo per guardare quelli che seguono, per esempio prima della mia ora solare di cena, rispetto al tempo che avevo prima quando anch’essi erano coordinati con l’ora solare. Ugualmente quelli dopo cena, se prima andavo a dormire per dire dopo un dato programma, adesso finita la visone dello stesso programma dato con l’ora generale coordinata ò il tempo di vedere quello seguente andando a dormire alla mia solita ora dell’ora solare. E mentre il programma che segue è in un altro orario. Ora per paradosso di pensiero possiamo dire che se due persone si incontrano nello stesso posto con un orario diverso non si vedono, o non si aspettano o non si riconoscono. Ma sovente avviene il contrario e proprio per le stesse ragioni del principio teorico che non si dovrebbero vedere, si vedono e si incontrano anche se sono in un orario diverso, proprio perche la gravità è relativa e al contempo libera dentro la relatività della velocità della luce e ciò implica un movimento cosciente della coscienza e della sua conoscenza. Credo forse di là dell’attributo e della sua identificazione ch’è partecipativa dell’essere. Così di là dei momenti e della possibilità della comunicazione nei mezzi della gravità di peso ed energia la coscienza e in essere la conoscenza sembrano o sono, attraverso la stessa comunicazione possibile e impossibile sempre presenti seppur differenziati nell’interpretazione stratificata della realtà dei sensi percepiti, ma appare possibile ogni ulteriore esistenza d’essa come presente ma differente dagli stessi fenomeni legati alla gravità biologica del corpo.

è un fatto come un altro

come appare o come si trova, è un punto di vista? e allora ti manda fuori di testa. ma come fai a non vedere, non vedi ch’è come si sente. Vincent e Paul a questo punto tacciono. Vincent in preda a questo fatto incompiuto, la visione di quel che sente com’è, vede nell’amico Paul un cieco e un sordo che gli parla di ciò che fa senza vedere quello che fa. Pensa Vincent. Che si sente sopraffatto da ciò che vede, quasi fosse un’immensa possibilità dell’universo e che lui sente come tira giù il pennello sulla tela, come avere dinanzi la realtà del suo sguardo nella luce stessa che si frappone tra uno spazio e l’altro delle forme e dei luoghi, non vede più un concetto ma la stessa forma che si appropria del tempo, dipinge il colore dove la forma appare alla sua vista ma sente che quello stato si ripercuote e forma ovunque nell’universo. Sopraffatto da ciò, spaventa Paul tagliandosi un orecchio, come potesse trasmettere il possibile di ciò che sente in una rappresentazione e visione dello sguardo. I quadri di Vincent ci mostrano e ci parlano di questo, non di una possibilità della tecnica pittorica ma della visione e della invisibilità della visione. Forse come il pastore che fu e immaginò di essere e come presenza stessa di quel che esiste. E che sia universale o luogo sfugge forse al tempo. La sua condizione di sguardo e la sua condizione di artista il tempo stesso del colore quasi senza terra come forma che esce dallo spazio astratto in materiale per dipingere. Vincent consapevole, Vincent affaticato come se la sua corteggia celebrale cercasse un vero responsabile che lo ascolti. Forse non si parla più del semplice concetto o della forma ch’è forse sufficiente e bastevole. del tempo e del luogo – non più stratagemmi o vendite rendiconto o mercato.

Questa verosimiglianza storica della narrante vita di Vincent Van Gogh – ci fa un poco riflettere su cosa sia un punto dello sguardo e anche come ci si immagini quando si immagina. E tutto ciò che si sente o ci si sente? E così è come se potessimo vedere attraverso un quadro ciò che pensa una persona. Un po’ di anni orsono dissi o scrissi, che guardare notte stellata con un televisore che avesse la predisposizione all’immagine tre D – è un poco come immaginare lo sguardo che Van Gogh pensava. O ancora più apparente è la possibilità per esempio nel quadro la stanza di Vincent. L’immagine del quadro è un due dimensione ma i colori vengono fuori come fossero visibili e apposti nello spazio. L’immagine appare olografica con il quadro che diviene come una scatola che si apre all’interno del televisore. Ciò cambia due effetti della luce quella percepita dallo sguardo e quella frammista tra l’occhio e il cervello. Forse in questo televisore si evidenzia meno il processo universale che può esservi nello schermo di un televisore a tubo catodico, ma il principio dell’elettricità universale che si stabilizza per riprodurre una situazione fenomenologica, si può dire come per un copia e incolla, teletrasmesso, rende il processo del quadro come della televisione verosimigliante la riproduzione che appare nel televisore. Rendere questa condizione maggiormente plausibile fuori dal quadro è una opportunità per riflettere sullo sguardo o punto do osservazione percepito da Van Gogh.

alcuni termini

Trasparenza e indipendenza. Solidarietà e libertà. E certo che certe forme sillabiche storicamente si portano vicini. E allora nella quiescenza della loro possibilità, basta pensare alla parola amore per coniugarne in pieno il significato. Ma la parola amore è un’esperienza personale che ci fa sentire in un modo o nell’altro qualcosa nel tempo della verità. Quella possibile, quella percepita, quella udibile. Quella vera. Ora in questa eloquenza di questi termini, ci sono anche i sensi e i rapporti e con essi le specifiche che si differenziano proprio per dipendenza. Esse spesso si fanno burocrazia o controllo, o strumentalizzazione. E come la forma e il contenuto con cui si vuol manipolare questi termini, anche come posizione, prepotenza o decadenza. Ciò sovente sovverte anche la loro autenticità nella persona che si adegua in dipendenza anche per la sopravvivenza. E in effetti come non enucleare una dimensione costantemente vera, anche qualora si tenda controllare e anche calunniare la posizione nei termini della persona, in trasparenza e indipendenza come in solidarietà e libertà. Ma ora qui non entro nella specifica delle possibili funzioni che determinano l’interpretazione di salvaguardia o decadenza, del significante più che il possibile o la realtà piena del significato dei termini. E allora sovente o storicamente tra l’individuo e la sua comunicazione si avverte una sostanza che appare speculare anche come spazio controllato e che spesso decade nel consociativismo di possibilità come politica, o comunità come intendi e possibilità. E, ovvio che appaiono derivazione queste se non anche spostamenti perche appunto sono termini che si specificano o si formano prima in astratto, formando anche spessore o quantità come percezione possibile e pertanto anche su di questo o ciò anche regola o fondamento. Forse questa è la posizione che si trovò dinanzi Francesco di Assisi, tra l’indipendenza verso Dio e il suo amore; come di Francesco e l’accettazione della dimensione astratta, come regola o significante. Forse ciò può apparire un dilemma, ma la semplicità dei termini, credo, evidenzino anche un modo chiaro per essere veduti in sé come persona e come pratica eloquente del significato. Certo il rapporto è possibile ma non sempre la storia vi si coniuga anche se resta apparente.